Le origini

Protetto dalla mole severa del bastione quattrocentesco di Ponente, schermato da filari di alti cipressi, così si presenta ancora oggi il Conventino di Gradara, che si staglia con la sua sagoma ocra contro l’azzurro intenso del cielo e del mare.

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Sorto nel cuore dell’antica fratta che un tempo cingeva l’abitato, il piccolo insediamento monastico, in origine probabilmente legato all’Ordine dei Francescani Osservanti di Pesaro, fa il suo ingresso ufficiale nella storia di Gradara nel 1564 quando viene stabilita dalla Comunità locale l’erezione di un convento di Cappuccini.

L’iniziativa, attivamente sostenuta dalla Duchessa Vittoria Farnese, all’epoca reggente del castello, ebbe il sostegno di numerosi privati che diedero avvio con sollecitudine alla costruzione, per la quale furono utilizzati anche materiali di spoglio romani - in parte conservati - provenienti dalla perduta Basilica di San Cristoforo Ad Aquilam, sulla Flaminia.

La storia

La storia del Conventino di Gradara, strettamente intrecciata alle vicende della terra che lo ospita, raccontata dalla pietre cariche di memoria, della presenza silenziosa dei religiosi che a lungo hanno animato la vita della struttura.
Una presenza significativa dal punto di vista numerico per tutto il Cinque e Seicento, testimoniata dalle notevoli dimensioni e dal valore architettonico del complesso, oggetto nel corso dei secoli di diversi interventi di restauro.

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Attorno all’antico chiostro, perfettamente conservato, faceva perno l’esistenza quotidiana della comunità: attraverso gli spazi protetti e armoniosi del porticato si aveva accesso agli ampi ambienti interni, alcuni dei quali destinati all’uso comune come le cucine, il vasto refettorio, le dispense, la chiesa, altri riservati al raccoglimento individuale come le cellette per la notte.

La secolarizzazione del convento nel 1789 da parte dei Repubblicani segnò una breve interruzione nella storia secolare dei Cappuccini di Gradara, che poterono rientrare in possesso della sede solo nel 1822: fu il vescovo di Pesaro, Mons. Clemente Fares, a consacrare nuovamente il complesso nel 1859.

Dai primi decenni del Novecento l’antica struttura fu trasformata in una dimora estiva per seminaristi, per poi essere definitivamente ceduta a privati, che ne fecero una villa residenziale, nel 1925.

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